Treni nuovi e vuoti per Trenitalia, convogli stracolmi e in ritardo per la Circumvesuviana. I pendolari si chiedono: perché?
“Iovurria sape’ pecchè”. Inizia così, con un’espressione in dialetto che è più di una domanda, è uno sfogo. A pronunciarla sono i pendolari che ogni giorno percorrono la tratta Napoli – Castellammare di Stabia, divisi tra due realtà ferroviarie che sembrano appartenere a due Italie diverse.
Da un lato c’è la linea delle Ferrovie dello Stato. Treni nuovi, puliti, con aria condizionata funzionante, personale professionale e in divisa. Un servizio efficiente che, paradossalmente, viaggia quasi sempre vuoto.
Dall’altro lato c’è lei, la Circumvesuviana gestita da EAV. Lì la storia è opposta. Non si sa mai se e quando si arriva a destinazione, tra ritardi cronici, soppressioni improvvise e guasti. E quando il treno arriva, è sempre superaffollato, con viaggiatori ammassati come sardine, spesso senza aria condizionata e con carrozze vecchie e usurate.
È il paradosso della mobilità vesuviana. Sulla stessa direttrice, a pochi chilometri di distanza, due servizi che offrono standard incomparabili.
Perché i cittadini continuano ad accalcarsi sulla Circumvesuviana? La risposta è semplice e amara: è l’unica che entra davvero nel cuore dei paesi vesuviani, che ferma a Pompei, a Torre Annunziata, a Castellammare centro. La linea FS, più veloce e comoda, ha meno fermate e orari meno capillari per chi deve muoversi all’interno dell’hinterland.
Così i pendolari sono costretti a una scelta obbligata: la comodità di un treno che non li porta dove devono andare, o il disagio di un treno che li porta, forse, a destinazione.
Una differenza che non è solo di treni, ma di dignità del viaggio. E la domanda resta sospesa sui binari, in attesa di una risposta che non arriva: Iovurria sape’ pecchè.
foto e articolo di Pasquale Greco


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