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Castellammare – Allagamenti all’Acqua della Madonna, torna la paura per il dissesto idrogeologico

Auto come barche e strade trasformate in fiumi dopo il nubifragio di ieri mattina. La città si interroga sulla mancata prevenzione

È bastata mezz’ora di pioggia intensa per mettere in ginocchio la città. Ieri mattina, nelle prime ore del giorno, un violento temporale si è abbattuto su Castellammare trasformando strade e quartieri in veri e propri torrenti.

Scene impressionanti in zona Acqua della Madonna, una delle più colpite. Le auto sembravano barche alla deriva, con l’acqua che ha raggiunto quasi le portiere, mentre le strade si sono trasformate in fiumi in piena. Immagini che i residenti conoscono fin troppo bene.

Per fortuna il fenomeno è stato di breve durata. Nel giro di una trentina di minuti ha smesso di piovere e gli allagamenti, che hanno interessato a macchia di leopardo l’intero territorio cittadino, hanno iniziato lentamente a defluire. Nessun danno grave a persone, ma tanta paura e disagi per automobilisti e commercianti.

L’episodio, per quanto limitato, riaccende però un allarme molto più grande e mai sopito: quello della fragilità del territorio stabiese.

Castellammare sorge ai piedi del Monte Faito, una montagna bellissima ma fragile, che da anni avrebbe bisogno di interventi urgenti di messa in sicurezza. Un territorio che in passato ha già pagato un prezzo altissimo, con alluvioni devastanti, col fango che a via Bonito arrivo al primo piano degli edifici.

Eppure i fondi per intervenire ci sarebbero. La Regione Campania stanzia ogni anno circa 10 milioni di euro per il contrasto al dissesto idrogeologico, risorse che però, secondo quanto denunciato da più parti, non verrebbero mai spese fino in fondo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il dissesto della montagna è sempre lì, immobile e pericoloso. E cresce il timore che, prima o poi, una grande frana possa abbattersi sulla città, in un tragico copione già visto a Sarno e Quindici.

Di fronte a questo rischio concreto, le autorità sembrano limitarsi alle segnalazioni. Manca un piano concreto, strutturale e definitivo di prevenzione. E la domanda che molti cittadini si pongono dopo ogni temporale è sempre la stessa: si dovrà attendere la prossima tragedia per intervenire?

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