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Castellammare, scioglimento consiglio comunale per camorra, il PD cerca il riscatto e lancia: “Entrate e cambiateci

Castellammare di Stabia sciolta per infiltrazioni camorristiche è un atto gravissimo che ha travolto l’amministrazione di centro sinistra a guida PD del sindaco Luigi Vicinanza, oggi al centro delle polemiche e sotto accusa.

A decretarne di fatto la fine politica non sono state solo le carte del Ministero, ma quello che in città molti definiscono fuoco amico.

Da una parte, il Partito Democratico che lo avrebbe abbandonato proprio nel momento di maggiore bisogno. Dall’altra, il colpo più duro: le dimissioni da consigliere comunale dell’europarlamentare Sandro Ruotolo, motivate con la mancata capacità dell’amministrazione di fare argine alle infiltrazioni camorristiche.

Un doppio affondo che ha lasciato Vicinanza solo e ha accelerato la caduta della sua giunta.

Immediata la reazione del PD a livello provinciale e regionale: il circolo di Castellammare di Stabia è stato commissariato. Alla guida è stato chiamato Arturo scotto. Una mossa necessaria, spiegano dal partito, per cercare di arginare i danni di immagine e provare a ricostruire un rapporto con un’opinione pubblica stabiese rimasta profondamente delusa e scossa dalla vicenda dello scioglimento.

Tra le prime iniziative messe in campo dal commissario, la convocazione di una pubblica assemblea nella sede del partito. Per l’occasione è stato rispolverato uno slogan di berlingueriana memoria: “Entrate e cambiateci” – nel testo originale segnalato come “entrare e cambiatevi” – un invito rivolto a cittadini e militanti a partecipare per rinnovare il partito dall’interno.

Un invito che però, almeno sui social, ha sortito l’effetto opposto.

Nelle ultime ore, infatti, si è scatenata una vera e propria corsa alla parodia irridente dello slogan. Tra i tanti commenti, quello che sta raccogliendo più condivisioni e like sembra cucito su misura per il momento che sta vivendo la città e il PD locale. Una citazione dantesca:

“Perdete ogni speranza voi che entrate, per me si va nella città dolente, per me si va tra la perduta gente”.

Un verso dell’Inferno diventato, suo malgrado, il manifesto disincantato del malumore stabiese.

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