A Castellammare di Stabia la questione parcheggi è come il Vesuvio: se ne parla sempre, ogni tanto brontola, ma non esplode mai nulla. Cambiano i sindaci, cambiano le giunte, si alternano centrodestra e centrosinistra, ma il copione è sempre lo stesso. In campagna elettorale tutti hanno la bacchetta magica: “Risolveremo l’emergenza sosta”. Poi varcano il portone di Palazzo Farnese e cala l’amnesia. Totale, chirurgica, bipartisan.
Il paradosso stabiese: più turisti, meno posti auto
Eppure oggi il problema è più urgente di ieri. Il mare è tornato balneabile, le presenze crescono, i weekend estivi trasformano la città in una caccia al tesoro per un posto auto. Chi viene da fuori gira a vuoto, impreca, e spesso rinuncia e va altrove. Chi vive qui parcheggia sul marciapiede, in doppia fila, o prega San Catello. Intanto i vigili fanno multe e i residenti fanno cause di vicinato. Una guerra tra poveri, mentre la politica guarda.
Le “grandi opere” che non servono a chi deve parcheggiare oggi
Le ultime idee partorite dal Palazzo? L’ex area delle Terme: perfetta, se non fosse che lì dovrebbe sorgere il nuovo ospedale. Risultato: zona satura in partenza, prima ancora di posare un mattone. Poi c’è il sogno dell’ascensore inclinato per il Solaro. Suggestivo, futuribile, utilissimo tra dieci anni. Peccato che i parcheggi servano adesso, non nel 2036.
Nel frattempo, sotto il naso di tutti, ci sono aree centrali, abbandonate, piene di erbacce e topi, che potrebbero dare ossigeno immediato alla città. E non servirebbero né varianti urbanistiche faraoniche né project financing da Dubai.
La soluzione è sui binari, ma nessuno la vede
Parliamo della zona ferroviaria davanti all’ex Cirio. Un pezzo di città dimenticato da Dio e dagli assessori. Lì, con una spesa ridicola rispetto alle “grandi opere”, potrebbero nascere subito due parcheggi per oltre 150 auto.
Il triangolo ferroviario: quello spazio tra la vecchia linea per Gragnano e i binari per Torre Annunziata. Oggi è una giungla. Domani potrebbe ospitare 100 stalli.
Il rettilineo Cirio: una cinquantina di posti paralleli alle mura perimetrali ovest dell’ex fabbrica, sempre confinanti con i binari per Torre.
Totale: 150 posti. Non risolvono tutto, certo. Ma sono 150 auto in meno sui marciapiedi, 150 famiglie che non maledicono Castellammare appena arrivate. È un inizio. E si può fare in sei mesi, non in sei legislature.
Accessi già pronti, costi quasi zero
L’ingresso? Già esiste. Via Napoli e Corso Vittorio Emanuele, attraverso via Mele. Non serve espropriare, non serve abbattere, non serve scomodare la Soprintendenza. Serve solo un accordo con Ferrovie dello Stato.
Perché oggi quella zona è un costo: le Ferrovie ogni due mesi mandano operai a tagliare erbacce e rimuovere rifiuti. Erbacce allergizzanti, tra l’altro. Un rischio per la salute pubblica pagato con soldi pubblici. Con una concessione al Comune, RFI risparmierebbe sulla manutenzione e Castellammare guadagnerebbe parcheggi. Win-win, direbbero quelli bravi. Da noi si chiama buonsenso, e infatti non si usa.
La domanda che Palazzo Farnese fa finta di non sentire
E allora la domanda al sindaco è semplice, quasi banale: conosce l’esistenza di questi spazi?
Li ha mai visti, o nei sopralluoghi si ferma prima? È possibile avere una risposta, una volta tanto, che non sia “stiamo valutando”, “faremo un tavolo”, “è nel programma”?
Perché qui non serve un tavolo. Serve un ruspa e un accordo firmato.
Noi, per evitare che qualcuno dica “eh ma dove sarebbe?”, pubblichiamo le foto. Così è chiaro. Il triangolo ferroviario è lì. Le mura della Cirio sono lì. Le erbacce pure.
Vent’anni di chiacchiere bastano
Destra, sinistra, centro, liste civiche: tutti hanno promesso. Tutti hanno dimenticato. Intanto la città soffoca e perde turisti, commercio, respiro.
I parcheggi non si fanno con i rendering da campagna elettorale. Si fanno con gli accordi, con le delibere, con il coraggio di occuparsi delle cose piccole che cambiano la vita quotidiana.
Sindaco, ci risponde? Castellammare aspetta. Da vent’anni.
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