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Castellammare, non sfonda la petizione per salvare la poltrona del sindaco a tempo scaduto

Come se davvero bastasse una petizione su change.org per far cambiare idea al Viminale. Come se bastassero quattro click per cancellare mesi di carte, relazioni prefettizie e sospetti di infiltrazioni camorristiche. A Castellammare di Stabia va in scena l’ennesimo atto di un copione già visto: l’indignazione a orologeria.

Quella che si autodefinisce “intellighenzia stabiese” si è svegliata di soprassalto. Dopo decenni di sonno profondo, di silenzi comodi, di disinteresse per la cosa pubblica, eccola ricomparire a poche ore dalla decisione del Consiglio dei Ministri sullo scioglimento per camorra. Tempismo perfetto. O sospetto.

Dai circoli alle chat: cronaca di un salvataggio disperato
Erano “Cento per Castellammare”. Poi sono diventati molto meno. Li avevamo lasciati al Circolo Nautico, li ritroviamo al Circolo Internazionale dopo aver perso le elezioni. Oggi migrano su WhatsApp e Facebook con una petizione online per salvare Gigi Vicinanza.

A firmarla e a promuoverla amici degli amici, vicini a Palazzo Farnese. Vicini da sempre all’amministrazione Vicinanza, tanto da ottenere il sostegno concreto per manifestazioni e acquisto di pubblicazioni.

Poi la solita rete: parenti, amici del sindaco pro tempore, fedelissimi. Tutti compatti nel lanciare l’appello al ministro Piantedosi. L’obiettivo è chiaro: chiedere di tornare sui propri passi, garantire il proseguimento dell’esperienza amministrativa. Tradotto: assolvere l’attuale giunta e scaricare ogni ombra sul passato. Una operazione di maquillage politico a ridosso del gong.

I numeri che non tornano
Ma c’è un dettaglio che rovina la narrazione. L’iniziativa non sfonda. Non trova terreno fertile tra gli stabiesi. Nella mattinata dell’8 giugno, le firme raccolte sono poco più di 700. Su una città di oltre 60mila abitanti, è un dato che parla da solo.

Forse sono gli stessi che a gennaio riempirono il Supercinema, quando il sindaco Vicinanza pagò di tasca propria l’affitto della sala per una manifestazione politica in suo sostegno. E non poteva essere altrimenti.

La spocchia fuori tempo massimo
Il problema non è la petizione. È la pretesa che una raccolta firme tra “intellettuali” basti a riscrivere una vicenda istituzionale gravissima come lo scioglimento per infiltrazioni. È la spocchia di chi per anni ha disertato il dibattito pubblico e ora si erge a coscienza critica della città, quando il tempo è scaduto.

Dov’erano questi appelli quando si votava? Dov’erano le analisi, le denunce, le proposte, mentre la commissione d’accesso faceva il suo lavoro? La risposta è nel silenzio dei decenni precedenti.

Oggi la mossa sa di ultima spiaggia. Tardiva, autoreferenziale e, numeri alla mano, poco rappresentativa. Se il Viminale deciderà, lo farà sulle carte. Non sulle firme raccolte in chat. E per una volta, forse, Castellammare si salva proprio dall’ennesimo tentativo di salvataggio calato dall’alto.

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