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Castellammare, 18mila nomi per non dimenticare: un sudario lungo un chilometro ha attraversato la città: la comunità stabiese in piazza per dire no alla strage di bambini a Gaza

Centinaia di mani per sorreggere un dolore che non ha misura. Sabato sera, dal lungomare fino a Palazzo Farnese, la città si è fermata per ricordare gli oltre 18mila bambini uccisi nella guerra a Gaza. Un enorme lenzuolo bianco, il “sudario delle vittime”, ha attraversato le strade come un corteo silenzioso e insieme assordante.

Sopra, scritti a mano, i nomi. Centinaia sono stati letti ad alta voce, uno dopo l’altro, in una litania che si è spezzata più volte per l’emozione. “Non tutti, perché sono troppi. E ogni giorno altri se ne aggiungono in un orrore senza fine”, hanno detto gli organizzatori.

Il senso di disumanità
La manifestazione nasce come risposta civile allo “straniante senso di disumanità” provocato dal conflitto. Nelle parole raccolte in piazza, la condanna è netta: “Di fronte alla feroce azione del governo Netanyahu che finisce per negare gli stessi valori fondanti dello Stato di Israele, di fronte a tanta violenza contro bambini, ragazzi, donne, anziani, ecco dalla nostra città un momento di umanità”.

Il messaggio che ha unito le centinaia di persone presenti è stato uno solo, gridato più volte: PACE. Scandito tre volte, come una richiesta che non ammette repliche: “Pace pace pace”.

Chi c’era
A promuovere l’iniziativa le ragazze e i ragazzi di Libera Stabia, con “il loro entusiasmo” sottolineato da molti partecipanti. Al loro fianco le suore e i sacerdoti della Diocesi, il sindaco di Castellammare, Luigi Vicinanza, il sindaco di Casola Alfredo Rosalba, il presidente del consiglio comunale e diversi consiglieri, insieme a “tantissimi cittadini scesi in piazza”. Una presenza trasversale, laica e religiosa, istituzionale e di base, unita dalla consapevolezza che “la guerra mondiale a pezzi profetizzata da Papa Francesco sta sconvolgendo le nostre vite, nessuno escluso”.

Un grido condiviso
Non un semplice flash mob, ma un rito civile. Il sudario, sorretto mano nella mano, ha trasformato la memoria dei numeri in memoria dei volti, dei nomi, delle storie interrotte.

Da Castellammare, la sera del 23 maggio, è partito un appello che non vuole essere retorico: ricordare per non assuefarsi, nominare per non dimenticare, stare in piazza per chiedere che la politica, quella internazionale e quella di ogni comunità, torni a mettere al centro la tutela della vita. Perché, come hanno ripetuto i presenti, di fronte a 18mila bambini uccisi, l’unica parola possibile resta una sola: pace.

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