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Castellammare, porto senza strategia: l’affondo di Democratici e Progressisti sui bandi per la nautica

“Sette concessioni non sono un progetto”. Il movimento chiede un Accordo per lo sviluppo e un confronto urgente con Autorità Portuale e Regione

«Sette concessioni non sono una strategia: il porto di Castellammare non può essere governato a colpi di bandi». Parte da qui la presa di posizione di Democratici e Progressisti sul nuovo bando dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale per l’affidamento dei sette lotti destinati alla nautica da diporto nel porto stabiese.

Una procedura che, entro fine anno, dovrebbe essere seguita dai bandi per i circoli. Per il movimento politico, però, non può essere trattata come una semplice pratica amministrativa: è l’occasione per riaprire il dibattito sul futuro dell’intero sistema portuale cittadino.

Secondo Democratici e Progressisti, il lavoro degli operatori, le attività dei circoli – a partire dal Circolo Nautico – e la realtà di Stabia Main Port «meritano una programmazione seria». I bandi, sostengono, dovrebbero servire a «migliorare e potenziare le attività sviluppate in questi anni» e non a tamponare scadenze.

Il nodo, per il movimento, è politico e di metodo. L’Autorità Portuale continuerebbe a intervenire con iniziative «frammentarie, episodiche e prive di una riconoscibile visione complessiva», mentre resta irrisolta la pianificazione dell’intero ambito portuale.

Al centro della riflessione ci sono le due anime del porto stabiese: il Porto Antico e Marina di Stabia.

Il primo, con il Cantiere e le Corderie, è definito «parte storica dell’identità della città e del suo rapporto con il mare». La seconda è indicata come una delle realtà più importanti della nautica turistica italiana, potenziale motore di sviluppo. Entrambe, però, sarebbero rimaste «sospese» dopo la crisi degli anni Ottanta e Novanta che ha travolto le attività commerciali e industriali, complice anche il peso di aree dismesse e degrado.

«Sono trascorsi quasi vent’anni dall’ingresso del porto di Castellammare prima nell’Autorità Portuale di Napoli e poi, insieme a Salerno, nell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale», ricordano Democratici e Progressisti. Un lasso di tempo analogo è passato dalla conclusione delle opere a mare di Marina di Stabia.

Proprio su Marina di Stabia il movimento chiede chiarezza. Pochi, a loro avviso, gli elementi noti sulle prospettive future. Nel mirino la conferenza di servizi avviata dalla ZES, che sarebbe ancora in corso dopo quattro anni, e le evoluzioni sull’assetto proprietario e sull’ingresso di nuovi soci. Pur riconoscendo la riservatezza di alcune questioni societarie, il movimento chiede certezze sui tempi di realizzazione delle opere a terra, alla luce delle risorse pubbliche impiegate e degli accordi sottoscritti. Da qui l’appello al Comune a «assumere tutte le iniziative necessarie per fare chiarezza».

Altro capitolo, il Porto Antico. La discussione sul Piano Strategico e sul Piano Regolatore Portuale, secondo Democratici e Progressisti, non avrebbe prodotto una visione chiara. Critiche anche al protocollo sottoscritto con il Comune l’8 maggio 2025. La mancanza di programmazione, sostengono, avrebbe contribuito all’esclusione della città da oltre 450 milioni di euro di fondi europei e alla revoca dei 35 milioni destinati dal Governo al porto e a Fincantieri.

Restano senza risposta, per il movimento, i progetti annunciati: «Che fine hanno fatto il Montil, il progetto per i Silos e le altre strutture e ipotesi di trasformazione del porto?». Centrale, soprattutto, la questione del bacino, definito «struttura essenziale per salvaguardare il Cantiere».

La richiesta è quindi di superare la logica delle singole concessioni e dell’emergenza per costruire una pianificazione complessiva, capace di mettere in relazione porto, waterfront, centro antico, Antiche Terme e patrimonio sorgentizio, città consolidata e quartieri, mobilità, turismo, nautica e cantieristica.

Un progetto che dovrebbe coinvolgere operatori, circoli, sindacato e competenze cittadine, in una fase delicata in cui Castellammare è amministrata da una Commissione Straordinaria.

«Dobbiamo far emergere una visione unitaria», affermano Democratici e Progressisti. Il rischio, altrimenti, è una «gestione per emergenze e occasioni», dove le decisioni sono dettate dalla scadenza di una concessione o dalla disponibilità di una singola opportunità, senza un progetto generale.

Da qui il rilancio di una proposta già avanzata negli anni scorsi e riproposta alla Commissione Straordinaria: definire insieme a Regione Campania, Città Metropolitana di Napoli e agli altri soggetti coinvolti un «Accordo per lo sviluppo», con il supporto di Invitalia e Sviluppo Campania, per mettere ordine tra programmi, risorse e progetti ed evitare nuove revoche di finanziamenti.

La conclusione è un appello a un confronto istituzionale immediato: «È urgente un incontro con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e con la Regione Campania per affrontare questi temi in modo organico».

La sintesi è netta: «Castellammare non ha bisogno di contentini: ha bisogno di una strategia».

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