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“Senza lavoro, sorriso e dignità”: la protesta dei 100 dipendenti de La Sonrisa

Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, circa 100 lavoratori in strada ieri mattina davanti al Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate hanno inscenato una protesta contro la chiusura del Castello delle Cerimonie. Striscioni, cori, bandiere e magliette per chiedere la riapertura temporanea della struttura, chiusa da settimane dopo il ritiro definitivo delle licenze da parte del Comune.

Le ragioni della protesta
I dipendenti hanno occupato la strada con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine a presidiare il sit-in. Gli slogan sono chiari:
“Sant’Antonio Abate è la Sonrisa”
“Vogliamo il lavoro”
“Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità”, si legge su uno striscione.

La richiesta alle istituzioni è precisa: consentire al Grand Hotel La Sonrisa di proseguire l’attività almeno fino al 31 ottobre 2026, per tutelare la stagione in corso. Secondo i manifestanti, la chiusura coinvolge oltre mille persone tra dipendenti diretti e indotto legato all’hospitality: fornitori, imprese, professionisti e attività commerciali dell’intera area.

La vicenda giudiziaria
La chiusura nasce da una lunga battaglia legale. Una sentenza del tribunale di Torre Annunziata del 2016, confermata in Cassazione nel 2024, ha stabilito che La Sonrisa è frutto di una lottizzazione abusiva iniziata nel 1979 e proseguita fino a pochi anni fa. Il complesso, reso celebre dal programma “Il Castello delle Cerimonie”, ha subito una trasformazione radicale del territorio.

La stessa sentenza ha disposto che edifici, giardini, tre case, parcheggio ed eliporto fossero acquisiti al patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate. L’ente è oggi proprietario dell’intera area di circa 44mila metri quadrati. Restano ancora sospesi, in attesa dei ricorsi al Tar Campania, gli sgomberi dei tre appartamenti in cui risiedono i membri della famiglia Polese e dei locali commerciali.

Le voci dei lavoratori e della famiglia Polese
Alla manifestazione ha partecipato anche Sabatino Polese, fratello del fondatore Antonio Polese, scomparso anni fa.

Emma Acampora, in rappresentanza dei lavoratori, ha spiegato:
«Non stiamo difendendo soltanto un posto di lavoro ma il futuro di centinaia di famiglie che da anni vivono grazie a questa realtà produttiva. Chiediamo alle istituzioni di consentire la prosecuzione delle attività almeno fino al termine della stagione, per tutelare i lavoratori, i clienti che hanno già programmato eventi e l’intero indotto economico».
Sulla stessa linea la famiglia Polese:
«Per quasi quarant’anni La Sonrisa ha operato con autorizzazioni, concessioni, sanatorie, licenze commerciali e sanitarie rilasciate dagli enti competenti. Ha pagato regolarmente tasse, tributi e contributi, rappresentando una realtà imprenditoriale solida e un punto di riferimento per il territorio. Non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria, che continuerà ad essere affrontata nelle sedi competenti. Il nostro caso è stato sottoposto anche al primo vaglio di ammissibilità della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi però c’è un’emergenza concreta: centinaia di persone rischiano di perdere il lavoro. Sono padri, madri, figli. Per questo chiediamo aiuto alle istituzioni, allo Stato e a chiunque possa sostenere concretamente questi lavoratori. Non ci arrendiamo».
L’impatto sul territorio
Per dipendenti e proprietà, la chiusura ha effetti devastanti sul piano economico e sociale. Da decenni il Grand Hotel La Sonrisa è una delle principali realtà produttive di Sant’Antonio Abate, garantendo occupazione diretta e indiretta e sostenendo un ampio indotto. Con eventi già programmati e una stagione estiva in corso, i lavoratori chiedono ora una soluzione ponte per evitare il collasso occupazionale. (foto e fonte Corriere del Mezzogiorno)

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