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Castellammare torna l’allerta dopo le scarcerazioni eccellenti.

Hanno scontato pene lunghissime, in alcuni casi in regime di carcere duro, perché ritenuti in grado di continuare a dirigere i propri gruppi anche da dietro le sbarre. Oggi, con la pena espiata, sono considerati dallo Stato uomini liberi e riabilitati, e hanno fatto ritorno nei quartieri che, secondo le inchieste dell’Antimafia poi sfociate in condanne definitive, erano le loro roccaforti operative.

Nelle ultime settimane l’attenzione investigativa in città è tornata alta dopo l’uscita di un esponente di vertice di uno storico clan locale. L’uomo ha lasciato il carcere dopo 19 anni scontati per concorso in omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione e usura. Figlio e fratello di due figure apicali della criminalità stabiese degli anni 2000, era considerato un riferimento dell’organizzazione in una fase di passaggio, quella che ha portato la camorra da fenomeno di strada a sistema infiltrato nell’economia legale.

Al suo rientro ha trovato una città profondamente mutata. Secondo gli investigatori, l’organizzazione non gira più armata per strada: oggi gestisce attività commerciali in centro, ristoranti, concessioni demaniali e si inserisce in appalti anche legati a grandi gruppi industriali. A muoversi per conto dei vertici sarebbe una rete di prestanome insospettabili, professionisti e imprenditori dal profilo pulito, in grado di interloquire con politica e ambienti economici e di sedersi ai tavoli che contano.

Resta invece invariata la mappa del potere criminale. In base alle relazioni della Dia, il territorio resta diviso in due macro-aree, controllate dalle due storiche organizzazioni cittadine: una con il suo fortino nella zona collinare di Scanzano e ramificazioni che scendono verso il centro antico, l’altra radicata nell’area di Ponte Persica. Nuove indagini sono in corso per ricostruire gli assetti emergenti nei quartieri Cmi e Santa Caterina.

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