Sullo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare interviene Tonino Scala, segretario regionale di Sinistra Italiana. Sono amareggiato – scrive Scala nel suo lungo e approfondito post facebook – E, questa volta, faccio davvero fatica a trovare le parole. Il secondo scioglimento del mio Comune per infiltrazioni camorristiche è una ferita profonda. Una ferita che colpisce tutti, anche chi con la camorra non ha mai avuto nulla a che fare. E sono la stragrande maggioranza: donne e uomini perbene che ogni giorno lavorano, studiano, educano i propri figli e tengono in piedi questa città con dignità. Non ho alcuna intenzione di criminalizzare un’intera comunità. Non conosco il contenuto della relazione e non mi permetto di esprimere giudizi che spettano agli organi dello Stato. Ma una convinzione ce l’ho. Le elezioni non si vincono a tutti i costi. Ci vuole il coraggio di dire no. No alle alleanze costruite soltanto per sommare voti. No alle mega coalizioni che possono regalarti una vittoria il giorno dello spoglio e consegnarti una sconfitta ben più pesante negli anni successivi. Lo dissi quando quella coalizione venne costruita. Le mie parole sono agli atti e riportate dalla stampa. Rimasi inascoltato. Non lo ricordo per rivendicare una presunta ragione personale, ma perché la politica dovrebbe avere la capacità di imparare dai propri errori. Quando un Comune viene sciolto per infiltrazioni camorristiche non finisce tutto lì. Quel territorio entra inevitabilmente sotto una lente d’ingrandimento ancora più severa. Lo dimostra la storia di tanti Comuni, Marano è l’esempio lampante: dopo un primo scioglimento il rischio che se ne producano altri aumenta. È una responsabilità che pesa su tutta la classe dirigente. Tutta. Nessuno escluso. Questo non significa cercare oggi un colpevole o trasformare questa vicenda in un processo politico. Ci sarà il tempo per leggere la relazione, comprenderne le motivazioni e trarne le conseguenze. Ma una riflessione dobbiamo farla fin da subito. Le forze politiche. Chi ha costruito quella coalizione. Chi ha scelto gli apparentamenti. Chi ha assunto decisioni politiche. Se errori sono stati commessi, appartengono a una stagione politica e non possono essere scaricati su una sola persona o su un solo partito. Serve il coraggio di guardare la città negli occhi e dire una frase che in politica si pronuncia troppo poco: abbiamo sbagliato. Ammettere un errore non è un segno di debolezza. È il primo atto di credibilità. Oggi non serve quello che sto leggendo in queste ore. La città, dopo una ferita così profonda, non merita un altro teatrino della politica.Merita responsabilità. Merita autocritica. Merita una classe dirigente capace di comprendere che la costruzione del consenso non può mai prevalere sulla qualità e sull’affidabilità delle scelte. Per questo la politica ha un dovere ancora più grande: scegliere la strada più difficile, non quella più conveniente. Rinunciare a un voto quando quel voto costa troppo. Perdere un’elezione, se necessario, ma non perdere la propria credibilità. La mia città è infinitamente più grande della camorra. È fatta di lavoratori, associazioni, volontari, imprenditori onesti, giovani che continuano a credere nel proprio futuro. È a loro che penso oggi. È a loro che dobbiamo restituire fiducia. Il commissariamento è uno strumento previsto dall’ordinamento quando lo Stato ritiene che ve ne siano i presupposti. Ma il vero riscatto non arriverà da un decreto. Arriverà soltanto quando la politica ritroverà il coraggio di selezionare, scegliere, dire dei no, rinunciare alle scorciatoie e mettere al centro l’interesse della comunità. Una città si può ricostruire. Ma si ricostruisce soltanto con la schiena dritta, con il coraggio delle scelte difficili e con la convinzione che la dignità della politica valga sempre più di una vittoria elettorale.
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