«Siamo qui a testa alta e con le mani pulite». Con queste parole Luigi Vicinanza ha aperto la conferenza stampa del 15 luglio, il giorno dopo lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni mafiose disposto dal Ministero dell’Interno.
L’ex sindaco rivendica i due anni di mandato e respinge ogni responsabilità personale. Per lui il caso va oltre la città: il secondo scioglimento in cinque anni dimostra quanto sia difficile amministrare un territorio segnato da una presenza storica della camorra. «Pressioni dirette non ne abbiamo ricevute», ha detto, «il problema è il contesto radicato da decenni».
Duro l’affondo contro il Partito Democratico, accusato di averlo «lasciato solo». Vicinanza ringrazia i consiglieri che avrebbero resistito a pressioni per far cadere la giunta e precisa di non aver costruito le liste del 2024: il suo ruolo era di federatore, le scelte sui candidati spettavano al partito. Da qui il no all’accusa di “civismo criminogeno”.
Il contrasto alla criminalità, secondo l’ex primo cittadino, passa dalla trasformazione della città. Rivendica il recupero di beni confiscati restituiti alla collettività — Casa del Popolo, Point di via Plinio il Vecchio, centro giovanile di Scanzano, Casa del Capitano — e annuncia la prossima apertura del Flava, storica discoteca confiscata che diventerà un centro giovanile intitolato a una vittima innocente. Rigenerazione urbana, cultura e politiche sociali, non solo antimafia di facciata, sarebbero l’antidoto più efficace. In quest’ottica cita lo sblocco del Piano Casa, i cantieri avviati, le asfaltature e la riqualificazione del centro antico.
Spazio anche alla difesa della propria storia: quasi cinquant’anni di giornalismo, le inchieste con L’Espresso e l’International Consortium of Investigative Journalists, il caso Paradise Papers. «Non ho mai frequentato camorristi e non accetto lezioni di legalità né di giornalismo».
Sulle ragioni dello scioglimento, Vicinanza rinvia alla lettura della relazione della Commissione d’accesso, di cui dice di non conoscere ancora i contenuti.
Chiarisce poi l’episodio della festa per la qualificazione della Juve Stabia, con tre soggetti ritenuti vicini ai clan presenti ai festeggiamenti: non sarebbero stati invitati, avrebbero forzato i varchi senza salire sul palco. L’ordine pubblico, ricorda, spetta alle forze dell’ordine.
Sul futuro, nessun annuncio. Tornerà a «leggere, studiare e scrivere», in attesa del voto tra diciotto mesi: «Oggi amarezza e delusione, poi giudicheranno i cittadini».
In chiusura l’appello a Pd e legislatore a rivedere l’articolo 143 del Testo unico degli enti locali sullo scioglimento dei Comuni. Castellammare è stata sciolta cinque volte e ha vissuto oltre dieci anni di commissariamento negli ultimi trent’anni. «Non è solo un problema stabiese, è un caso nazionale», conclude.
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