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Castellammare, il comune acquisisce un ex ristorante abusivo in piena area archeologica di Varano

Scatta l’acquisizione al patrimonio pubblico per un immobile di oltre 800 metri quadrati costruito senza permessi in via Passeggiata Archeologica 3, sulla collina di Varano. A formalizzarla è stato il Settore Urbanistica del Comune di Castellammare di Stabia.

L’immobile sotto vincolo
La struttura, circa 812 mq, sorge in una zona di altissimo valore storico: il Piano Regolatore la classifica come “Parco Urbano Archeologico”. Qui vige il divieto assoluto di edificare per tutelare il sottosuolo e il patrimonio. Non a caso, nell’area insiste ancora interrata la villa del Pastore, testimonianza dell’antica Stabiae.

Una storia lunga 30 anni
La vicenda parte da lontano:

  • 1995: viene presentata domanda di condono per un locale adibito a ristorante-pizzeria. • 1998: la sanatoria viene respinta. • 2013: il Comune emette l’ordinanza di demolizione, mai eseguita.
    Anzi, tra febbraio e aprile 2026, i sopralluoghi di tecnici comunali e Polizia Municipale hanno accertato che l’edificio non solo è ancora in piedi, ma è stato anche ampliato. Oggi ospita uno showroom di materiali edili che occupa l’intera particella catastale con un corpo di fabbrica di circa 28 per 29 metri.

Come scatta l’acquisizione
Lo prevede il Testo Unico dell’Edilizia: se il responsabile dell’abuso non demolisce entro 90 giorni dall’ingiunzione, il bene passa automaticamente e gratuitamente al Comune. È quanto accaduto a Varano, nonostante un passaggio di proprietà per donazione tra familiari avvenuto nel 2014.

Rischi ambientali e vincoli
Sul sito pesano vincoli pesanti. Oltre a quello archeologico, il Piano di Assetto Idrogeologico classifica l’area come a rischio frana. Due elementi che limiteranno fortemente ogni ipotesi di utilizzo futuro.

Cosa succede ora
Il Comune ha già avviato la trascrizione dell’acquisizione nei registri immobiliari e ha inviato tutti gli atti a Procura di Torre Annunziata, forze dell’ordine e uffici statali competenti.

La palla passa al consiglio comunale. Saranno i consiglieri a decidere se abbattere la struttura o riconvertirla a fini pubblici, sempre nel rispetto dei vincoli archeologici e idrogeologici che gravano sull’area.

Per ora l’ex ristorante abusivo, nato come pizzeria e diventato showroom, è patrimonio del Comune. Il suo destino, però, resta da scrivere.

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