Tra suggestioni social e candidature civiche, spuntano i primi nomi per il dopo-commissariamento. In un Comune dove negli ultimi 30 anni una sola amministrazione ha finito il mandato, si cerca la svolta.
Volendo essere ottimisti a Castellammare si tornerà alle urne nell’autunno del 2028, o molto più verosimilmente nella primavera del 2029. I tempi del commissariamento dopo il secondo scioglimento consecutivo del Consiglio comunale sono lunghi, ma in città la partita per la carica del futuro sindaco è già iniziata.
Perché stavolta Castellammare dovrà farsi trovare pronta. Il dato è impietoso e da solo racconta la crisi politica stabiese: negli ultimi trent’anni una sola amministrazione è riuscita a portare a termine il mandato. Per il resto, commissariamenti, cadute anticipate e scioglimenti. C’è poco da scherzare: servirà un’operazione consapevole, misurata e con poche sbavature se si vuole evitare di tornare nel baratro.
E i primi nomi, per ora più suggestioni che candidature ufficiali, iniziano a circolare. Con un filo conduttore sorprendente: sono quasi tutti toghe, magistrati che si sono spesi molto nell’ultima campagna referendaria sulla riforma della giustizia, poi abortita.
Il nome più caldo: Nicola Russo
Quello che sta raccogliendo più consensi, soprattutto sui social, è Nicola Russo. Magistrato di lungo corso, stimatissimo in città, Russo è noto alle cronache nazionali per aver presieduto nel 2014 il collegio del Tribunale di Napoli nel processo a carico di Silvio Berlusconi per la presunta compravendita di senatori. Una figura che all’epoca sollevò polemiche politiche per un suo passato comitato di supporto a Romano Prodi, vicenda poi archiviata dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Subito dopo lo scioglimento del Comune, Russo ha rotto il silenzio con una serie di post in cui si è detto “a disposizione della città per costruire qualcosa di serio per il futuro”, precisando però di non essere interessato, al momento, a fare il candidato sindaco. Una precisazione che non ha fermato il pressing di comitati e cittadini che stanno cercando di convincerlo a scendere in campo. Nei prossimi mesi, senza simboli di partito, prenderà parte ad assemblee pubbliche. Un percorso civico che, di fatto, potrebbe lanciarlo definitivamente nella mischia.
Gli altri magistrati in campo
Accanto a Russo, c’è Luigi Riello. Dopo una carriera altisonante in magistratura, Riello si è recentemente affacciato alla politica con un incarico nella segreteria regionale del PD guidata da Piero De Luca. Un nome di spessore che inevitabilmente verrà tirato in ballo per le amministrative post-scioglimento.
Area centrosinistra anche per Cetta Criscuolo, GIP in servizio al Tribunale di Torre Annunziata, da sempre impegnata nel sociale e nel mondo delle parrocchie. Anche lei è stata tra i volti del fronte del No al referendum sulla giustizia. Il suo ruolo attuale in magistratura, però, potrebbe rappresentare un ostacolo, alla luce della normativa sempre più stringente che regola l’impegno dei magistrati in politica.
Sul fronte opposto, quello del centrodestra, la suggestione più forte porta al nome di Annalisa Imparato. PM diventata volto nazionale nell’ultima campagna referendaria come front-woman del Sì alla riforma, giovane, preparata e molto spigliata sul piano comunicativo, piace molto negli ambienti di centrodestra pur raccogliendo apprezzamenti trasversali. Al momento resta più un’idea che una candidatura concreta.
Chi invece non ha nascosto le sue velleità è Luigi Bobbio. L’ex sindaco ha affidato ai social la volontà di tornare in campo, anche se sulla sua figura pesa il recente rinvio a giudizio per il crac delle Terme. Una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire.
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