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Castellammare, avviato l’iter per sbloccare le 28 sorgenti termali: incarico legale da 155mila euro

Un passo concreto per provare a rimettere in funzione il patrimonio idrominerale cittadino. Il Comune ha affidato a uno studio legale esterno il compito di gestire il nodo delle concessioni sulle 28 sorgenti minerali e termali, da anni in larga parte ferme.

Con una determina del Settore Lavori Pubblici, Palazzo Farnese ha approvato un accordo quadro triennale per “studio e supporto giuridico-amministrativo” finalizzato a sbloccare le procedure concessorie. L’incarico, affidato direttamente secondo il nuovo Codice degli Appalti, è andato allo Studio Contieri Majello Mercurio e Associati di Napoli. Valore massimo: 154.895 euro IVA inclusa, da utilizzare in tre anni tramite singoli contratti attuativi. Lo studio ha offerto un ribasso dell’1%.

Il patrimonio da rilanciare
Castellammare conta 28 sorgenti: 18 all’interno delle Antiche Terme e 10 esterne. Un asset considerato strategico per turismo, economia e sanità, ma frenato da anni di stallo burocratico.

Il dossier delle concessioni
La determina fotografa lo stato attuale:
Chiusa ex Vanacore: concessione regionale trentennale al Comune fino al 2038, formalmente attiva ma non produttiva.
Terme Stabiane, Acqua Rossa, Acqua Acidula: la concessione ministeriale del 1937 è scaduta nel 2007. Da allora si attende la nuova gara regionale.
Acqua della Madonna e Acetosella: nel 2018 la Regione ha aggiudicato al Comune le concessioni per l’imbottigliamento, ma l’iter è fermo. Manca il riconoscimento ministeriale di “acqua minerale naturale prelevata alla sorgente”, necessario per la firma definitiva.

Intanto il Comune ha già acquisito il fabbricato con le opere di captazione dell’Acetosella e sta progettando la riqualificazione delle Antiche Terme e del parco idropinico.

Cosa farà lo studio legale
Per 36 mesi i professionisti dovranno ricostruire le attività pregresse, assistere il Comune nel rinnovo delle concessioni e curare i rapporti con Regione Campania, Ministero della Salute e altri enti coinvolti. L’obiettivo dichiarato: chiudere il quadro autorizzativo e restituire alla città l’uso delle acque che per oltre un secolo sono state simbolo di Castellammare.

L’affidamento è solo il primo tassello. La vera partita si giocherà sulla capacità di ottenere autorizzazioni e nuove concessioni per riattivare un patrimonio unico in Italia, ma ancora in gran parte inutilizzato.

Foto Libero Ricercatore

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