Acqua della Madonna e Acidula contaminate da Radon. Revocate le concessioni, mancano le autorizzazioni sanitarie
“Le fontane delle Antiche Terme stabiesi sono tutte chiuse”. La denuncia, che da tempo agita la città, è approdata ora anche sul profilo web del consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, da sempre attento alle questioni ambientali e alla mala gestione del territorio campano.
Al centro della questione c’è il destino delle Antiche Terme, simbolo storico e potenziale volano economico per Castellammare, che oggi versa in uno stato di totale abbandono. Un disastro che, secondo quanto emerso, non sarebbe legato solo alla mancanza di controlli sulla qualità delle acque.
A pesare è soprattutto la situazione delle fonti pubbliche più note, l’Acqua della Madonna e l’Acidula. Le due sorgenti, che appartengono allo stesso bacino idrogeologico, risultano chiuse ormai da qualche anno perché contaminate, tra l’altro, dal Radon, un gas radioattivo naturale per il quale è stata introdotta di recente una normativa specifica e molto più stringente.
L’eliminazione del Radon, spiegano gli esperti, richiederebbe interventi strutturali tutt’altro che semplici da realizzare, soprattutto se si vuole mantenere la denominazione di “acque minerali”, con tutto ciò che comporta in termini di caratteristiche chimico-fisiche certificate.
Ma la questione non si esaurirebbe qui. Come sottolineato nei commenti del post, le chiusure non c’entrano nulla con vicende giudiziarie o processi in corso. Le ragioni sarebbero altre e ben più concrete: per alcune fonti sono state revocate le concessioni.
Per altre ancora, il blocco è di natura sanitaria e amministrativa. Trattandosi di acque minerali a tutti gli effetti, la loro somministrazione al pubblico può avvenire solo attraverso una precisa prescrizione medica. Prescrizione che, allo stato attuale, non può esserci per il semplice motivo che lo stabilimento termale non è operativo e non possiede le autorizzazioni sanitarie necessarie per funzionare.
Un circolo vizioso che tiene le storiche fontane a secco e che condanna uno dei patrimoni più antichi di Castellammare all’incuria. In attesa di interventi strutturali, di nuove concessioni e di un piano di rilancio sanitario e gestionale, l’acqua che per secoli è stata ricchezza della città continua a non sgorgare più.




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