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Castellammare, inchiesta Dda, Nino Di Maio: “Non ho mai avuto bisogno di certificati di buona condotta politica: la mia storia parla per me”

La messa a bando da parte del sindaco Vicinanza dei consiglieri comunale dalla maggioranza Gennaro Oscurato e Nino Di Maio sta facendo molto discutere a Castellammare. Il primo cittadino, dopo l’inchiesta della Dda che ha portato a 11 arresti ha dichiarato testualmente: “Non sono ammesse zone d’ombra, se qualcuno, anche non indagato, ha avuto rapporti opachi con esponenti della camorra non può far parte della mia squadra e della mia maggioranza”. Ma il consigliere comunale Nino Di Maio non ci sta e con una nota diffusa in queste ore chiede la commissione d’accesso e difende con forza la sua immagine e la sua onorabilità costruita con sacrificio in tanti di attività sindacale come Segretario Nazionale della CISL F.P. a difesa dei lavoratori, l’impegno costante nel sociale, accanto ai più fragili, vicino alla famiglie. Ecco il testo integrale del suo comunicato: “Non ho mai avuto bisogno di certificati di buona condotta politica: la mia storia parla per me . Una vita trascorsa nel sindacato ai più alti livelli, a difendere lavoratori e famiglie, e un impegno costante nel sociale — dall’oratorio del rione Scanzano ai tanti progetti rivolti ai giovani — testimoniano il mio percorso e la mia dedizione nel sottrarre energie alla strada e alla tentazione della criminalità organizzata. Ho scelto di mettermi in discussione entrando in Consiglio comunale per dare, con la stessa trasparenza e lo stesso rigore di sempre, un contributo alla città. Non permetterò a nessuno di gettare fango sulla mia immagine. Né a chi oggi siede tra i banchi del Consiglio, né a chi, dietro le quinte, , pretendono di pontificare mentre il loro passato pesa come un macigno.
Ribadisco il mio rispetto e la mia piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Per questo prendo atto, con sorpresa e rammarico, della decisione del Sindaco di dichiararmi “fuori dal perimetro della maggioranza”, basandosi su allusioni a presunte “zone d’ombra” che respingo con forza. Io e mio figlio non siamo indagati, e la presunzione di innocenza — tanto evocata — non può essere applicata a fasi alterne, valida per alcuni e negata ad altri.
Rivendico la mia dignità istituzionale e personale: non mi dimetto, e non accetto che la mia posizione venga valutata da figure prive dell’imparzialità, dell’autorevolezza o delle garanzie necessarie. Ogni giudizio deve avvenire nel rispetto dei principi dello Stato di diritto.
Proprio per tutelare le istituzioni e la città, ritengo che il Sindaco abbia il dovere istituzionale di richiedere al Prefetto la nomina di una Commissione di Accesso prefettizia, unico organo terzo e indipendente in grado di verificare, con piena terzietà, se e in che modo la mia permanenza in Consiglio possa rappresentare un elemento di rischio o di condizionamento.
Solo una verifica autorevole e super partes potrà ristabilire serenità, credibilità e trasparenza nell’azione amministrativa. Chi non teme la verità non può temere il controllo”.

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