Un’organizzazione specializzata nella produzione e vendita di dipinti falsi, spacciati per opere dell’Ottocento napoletano e in particolare di Vincenzo Irolli. È l’ipotesi al centro dell’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata.
Il 21 ottobre è scattata una vasta operazione in 25 città italiane: 41 persone e altrettanti tra negozi e abitazioni sono stati sottoposti a perquisizione e sequestro. Al centro, quadri ritenuti contraffatti e immessi sul mercato dell’arte, anche tramite una nota piattaforma di e-commerce.
Le verifiche hanno riguardato soprattutto il Sud. In Campania: Napoli, Sant’Antonio Abate, San Giorgio a Cremano, Scafati, Pozzuoli, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Afragola, Quarto, Pagani ed Ercolano. Ma anche Corigliano-Rossano, Reggio Calabria, Bari, Lecce, Acquaviva delle Fonti, Altamura, Conversano, Rutigliano, Andria, Palermo, Messina, Acireale e Sesto San Giovanni, nel milanese.
L’intervento è stato eseguito dal Gruppo di Roma del Comando Tutela Patrimonio Culturale con il Reparto Operativo TPC di Roma, i Nuclei di Cosenza, Napoli, Roma, Bari, Perugia, Cagliari, L’Aquila e Palermo, la Sezione di Siracusa e i comandi territoriali dell’Arma.
Al momento sono dieci gli indagati. Le ipotesi di reato contestate, 25 in totale per circa 69 opere, vanno dall’associazione per delinquere alla contraffazione di opere d’arte, dalla ricettazione all’esportazione illecita di beni culturali. Perquisiti non solo gli indagati, ma anche antiquari, commercianti e restauratori, per ricostruire l’intera filiera.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito per anni con una precisa divisione di ruoli, vendendo anche a compratori inconsapevoli, sia attraverso i canali tradizionali che online, raggiungendo acquirenti in Italia e all’estero. Un ruolo centrale sarebbe stato quello del presunto promotore, affiancato dalla moglie per la gestione degli annunci sul portale e da un amico per le consulenze tecniche.
Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati 24 dipinti. Ricostruite inoltre 84 vendite online e l’esportazione di altri 9 quadri verso Austria, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Irlanda. La base operativa sarebbe stata tra le province di Napoli e Salerno, con ramificazioni stabili in provincia di Reggio Calabria e in altre zone del Mezzogiorno.
L’inchiesta prosegue per chiarire le modalità di falsificazione, i passaggi di proprietà e gli ulteriori canali di vendita. Per tutte le persone coinvolte vale il principio di presunzione di innocenza.
foto archivio
Condividi l'articolo



Commento all'articolo