A margine della raccolta firme promossa in questi giorni da esponenti della cultura locale contro l’ipotesi di scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, si impongono alcune considerazioni di metodo e di merito sul rapporto tra iniziativa civica e attività degli organi dello Stato. È quanto sostiene il capo dell’opposizione a Castellammare, Mario D’Apuzzo, che sul suo profilo facebook scrive il seguente post: “Leggo della raccolta firme promossa da quella che, secondo la stampa locale, ama definirsi l’“intellighenzia stabiese”, finalizzata a chiedere al Ministro dell’Interno di fare tutto il possibile per scongiurare l’eventuale scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Se i contenuti riportati dagli organi di informazione corrispondono al vero, la prima riflessione che sorge spontanea è che l’iniziativa sembri orientata più alla tutela dell’immagine dell’attuale amministrazione che a quella della città. Se, infatti, la preoccupazione fosse davvero Castellammare e non chi oggi la governa, sarebbe interessante comprendere perché la medesima mobilitazione non sia stata promossa quando la precedente amministrazione del Sindaco Gaetano Cimmino venne sciolta. In quel caso non si registrarono appelli, petizioni o manifestazioni di particolare sensibilità civica da parte degli stessi ambienti culturali. Fu una vera e propria rincorsa alle streghe tradottasi poi in un imbarazzato silenzio allorquando ci si rese conto delle occasioni perse . Ma vi è un aspetto ancora più rilevante. È davvero opportuno, sotto il profilo etico e istituzionale, contestare o tentare di influenzare un procedimento avviato dagli organi dello Stato? Parliamo dell’attività del Ministero dell’Interno e della Prefettura anche e soprattutto in relazione agli esiti di indagini svolte dalla Magistratura che hanno evidenziato fatti e circostanze che potrebbero esporre l’ente a contaminazioni e condizionamenti da parte della criminalità organizzata. In uno Stato di diritto, il controllo di legalità non dovrebbe mai essere percepito come un’aggressione politica né tantomeno contrastato attraverso campagne di pressione mediatica o morale. Gli organi dello Stato devono poter operare con serenità, autonomia e indipendenza, senza condizionamenti di alcun genere. Gli intellettuali, per definizione, dovrebbero educare al rispetto delle istituzioni e delle regole, non alimentare l’idea che gli accertamenti possano essere giudicati in base alla convenienza politica del momento. Se non emergeranno elementi tali da giustificare un provvedimento di scioglimento, sarà lo Stato stesso a prenderne atto. Se invece tali elementi dovessero emergere, sarà altrettanto doveroso accettarne le conseguenze. Un saggio e responsabile atteggiamento non consiste nel chiedere allo Stato di chiudere gli occhi, ma nel pretendere che li tenga sempre aperti. DURA LEX SED LEX”.
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