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Torre Annunziata, sequestrati oltre 18mila euro a due consiglieri comunali

Sequestro preventivo per oltre 18mila euro nei confronti di due consiglieri comunali di Torre Annunziata e di un terzo soggetto. Lo ha eseguito oggi la Guardia di Finanza su decreto del Gip del Tribunale di Torre Annunziata, accogliendo la richiesta della Procura oplontina.

Le accuse
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo e allo stato delle indagini, i reati di truffa aggravata e continuata ai danni del Comune, falso ideologico, falsa attestazione a pubblico ufficiale e sostituzione di persona. Al centro dell’inchiesta ci sono presunti illeciti legati a gettoni di presenza e rimborsi erogati dall’ente per la partecipazione alle commissioni consiliari.

L’indagine partita dalla segnalazione del Segretario generale
Le attività investigative delle Fiamme Gialle sarebbero partite da una segnalazione del Segretario generale del Comune. Nel documento venivano evidenziate presunte anomalie nella gestione delle commissioni consiliari e nei relativi rimborsi.

Nel decreto di sequestro, il Gip definisce il quadro emerso “emblematico” di un utilizzo distorto delle procedure sui permessi retribuiti. Il Testo unico degli enti locali permette infatti ai consiglieri lavoratori dipendenti di assentarsi dal lavoro per attività istituzionali, con rimborso del Comune ai datori di lavoro. Secondo gli investigatori, il meccanismo sarebbe stato sfruttato indebitamente.

Il primo caso: il finto lavoro a Civitavecchia
Uno dei due consiglieri avrebbe creato con il padre un rapporto di lavoro ritenuto fittizio presso una sede sindacale di Civitavecchia, a oltre 300 km da Torre Annunziata. L’escamotage sarebbe servito a giustificare intere giornate di assenza dal lavoro per partecipare alle commissioni.

Tra gli elementi raccolti dalla Procura:
La federazione sindacale è stata costituita lo stesso giorno dell’assunzione del consigliere;
Il consigliere risultava unico dipendente della struttura;
Nessun accesso documentato presso la sede di Civitavecchia;
Presunte firme false nelle richieste di rimborso;
Accrediti di denaro su conti riconducibili al padre del consigliere.

Per questa posizione, il danno contestato al Comune è di circa 14.162 euro.

Il secondo caso: lo scooter e i tempi di percorrenza
Il secondo consigliere è accusato di aver dichiarato falsamente di non disporre di mezzi propri per raggiungere la sede comunale dal luogo di lavoro. Servizi di osservazione e videosorveglianza avrebbero invece accertato che l’indagato utilizzava abitualmente uno scooter intestato al padre, con tempi di percorrenza inferiori a quelli dichiarati nelle autocertificazioni.

La somma ritenuta indebitamente percepita ammonta a circa 4.093 euro.

I beni sequestrati
In esecuzione del decreto, la Guardia di Finanza ha sequestrato somme e beni per un totale di 18.256,31 euro, ritenuti equivalenti al profitto dei reati contestati. Nel dettaglio:
4.093 euro nei confronti di uno dei consiglieri;
Uno scooter Honda e un orologio, valore stimato di circa 6.500 euro, nei confronti dell’altro consigliere;
Oltre 5.200 euro sui conti correnti del padre di uno degli indagati.

Il Gip: “Estremo allarme sociale”
Nel provvedimento, il Gip parla di fatti di “estremo allarme sociale” e di condotte che avrebbero “piegato la funzione pubblica a interessi personali”. Il decreto richiama anche la denuncia del Segretario generale, che aveva segnalato costi ritenuti eccessivi per commissioni e rimborsi, parlando di una presunta “rimborsopoli”.

Tra le criticità evidenziate: convocazioni molto frequenti delle commissioni, talvolta ritenute prive di reale necessità amministrativa.

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