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Castellammare – Strage della funivia del Faito, attesa per fine ottobre la superperizia che dovrà chiarire le cause

Fissata per il 7 ottobre l’ultima udienza interlocutoria. Al vaglio dei periti nominati dal gip Crasta cavi, freni e manutenzioni. Sono 26 gli indagati, tra cui Eav

Un ultimo mese e mezzo di verifiche, confronti e analisi. Poi, finalmente, un punto fermo sulla ricostruzione tecnica della tragedia del Faito.

Il calendario cerchiato in rosso è quello di fine ottobre. È entro quella data che il pool di esperti nominato dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, ha annunciato di voler depositare la superperizia sulla caduta della funivia che il 17 aprile 2025 costò la vita a quattro persone e provocò il ferimento gravissimo di un quinto passeggero.

Nel frattempo, come riportato in un articolo del quotidiano Metropolis, il 7 ottobre è stata fissata quella che dovrebbe essere l’ultima fase interlocutoria in aula prima del deposito dell’elaborato. È quanto emerso ieri pomeriggio nell’ultima udienza dell’incidente probatorio celebrata al Tribunale di Torre Annunziata, dove i tecnici hanno illustrato gli ultimi passaggi necessari prima della consegna della relazione.

Un documento destinato a diventare l’elemento centrale del processo che dovrà accertare le responsabilità di una tragedia che ha cambiato per sempre Castellammare e la sua montagna.

Cosa accadde il 17 aprile

La domanda che da quasi un anno e mezzo accompagna l’inchiesta è sempre la stessa: che cosa accadde davvero quel giovedì sulla linea che collegava la città al Monte Faito? Erano le ore della tarda mattinata quando la cabina in salita, la cosiddetta “panarella”, perse la propria posizione sui cavi. Secondo una prima ricostruzione, scivolò all’indietro per poi precipitare lungo il costone della montagna. Pochi secondi trasformarono una corsa di routine verso la stazione a monte in una strage.

A bordo c’erano cinque persone. Morirono sul colpo il vetturista Carmine Parlato, Janan Suliman, Elaine Margaret Winn e Derek Winn. Gravemente ferito Thabeet Suliman, unico superstite tra gli occupanti della cabina precipitata. Illesi, invece, i passeggeri dell’altra cabina che stava scendendo a valle: per loro entrarono in funzione i dispositivi di sicurezza di emergenza.

L’inchiesta infinita: troppe prove da analizzare

Da quel giorno la macchina giudiziaria non si è mai fermata. Il pool di periti ha effettuato sopralluoghi sull’impianto sequestrato, esaminato le componenti, acquisito tutta la documentazione relativa alla manutenzione ordinaria e straordinaria e ai controlli periodici. Sono stati eseguiti test e simulazioni tecniche per verificare le ipotesi sulla dinamica dell’incidente e sull’eventuale concatenazione di guasti, omissioni o errori umani.

Ora si entra nella fase finale. L’elaborato dovrà mettere in fila componenti, dati, verifiche e circostanze per arrivare a una risposta definitiva.

Una volta depositato, a fine ottobre, sarà messo a disposizione di tutte le parti coinvolte nell’incidente probatorio: potranno esaminarlo e formulare le proprie osservazioni i difensori dei 26 indagati e i consulenti tecnici nominati dalle circa 40 parti offese e dalle altre persone coinvolte nel procedimento.

Gli indagati e le accuse

Nel registro degli indagati figura anche Eav, l’ente che gestiva la funivia, insieme a dirigenti, tecnici, professionisti e rappresentanti di società esterne che negli anni hanno avuto un ruolo nelle attività di manutenzione, verifica e controllo dell’impianto.

Le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Torre Annunziata – che sta conducendo un’indagine parallela all’incidente probatorio – sono, a vario titolo, disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Per alcuni degli indagati si aggiunge anche l’ipotesi di falso.

Mentre sul Faito i ristoranti chiudono e i posti di lavoro legati al turismo montano svaniscono, la città attende ancora la verità. Una verità che, dopo un anno e mezzo, sembra finalmente più vicina.

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