Caricamento in corso
Castellammare: parte bene l’estate, ma le “cattedrali” di legno in spiaggia sono un pugno allo stomaco, tolgono il fiato.

Castellammare: Un’estate che parte alla grande, ma con il mare nascosto dalle “cattedrali” di legno in spiaggia

La stagione estiva a Castellammare di Stabia è ufficialmente partita. E, a guardare i numeri, promette davvero bene: turisti in giro, lidi pieni, bagnanti che arrivano anche dai comuni vicini. Il mare torna ad essere il motore principale della città, e la balneabilità conquistata negli ultimi anni resta la vera carta vincente per il rilancio turistico.Ma proprio nel momento in cui Castellammare potrebbe finalmente godersi la sua rivincita sul fronte mare, ecco che spunta il paradosso. Quello che dovrebbe valorizzare la costa, la sta letteralmente nascondendo.Le strutture “di servizio”: giganti inutili sull’arenile che deturpano la visuale. Di cosa parliamo? Di quelle strutture di servizio piantate sulla spiaggia. Per intenderci parliamo dei bagni, delle docce, degli spogliatoi, diventati anche uffici cassa a servizio dei gestori. Quelle strutture che per molti stabiesi sono diventate un pugno allo stomaco. Troppo grandi. Troppo alte. Troppo ingombranti. Deturpano il paesaggio. Chi passeggia sul lungomare oggi non vede più il Vesuvio riflesso sull’acqua, il mare, né la linea dell’orizzonte. Vede cubi di legno, volumi che spezzano la continuità tra città e mare. Un colpo durissimo all’immagine della costa, proprio ora che la città ha riconquistato il suo biglietto da visita più prezioso: un mare finalmente balneabile.E l’efficienza? I cittadini lamentano inoltre che, oltre ad essere brutte, queste “cattedrali” in spiaggia possono essere evitate. Costi alti, utilità bassa, impatto visivo devastante. Il classico esempio di sviluppo calato dall’alto, pensato senza ascoltare chi la città la vive davvero.Lo sviluppo senza gli stabiesi non è sviluppo. Il problema, allora, non è il turismo. Il problema è quale idea di sviluppo si sta portando avanti. Se per “servizi” intendiamo cubi di legno che cancellano il panorama, allora stiamo confondendo l’arredo urbano con un’occupazione scellerata della spiaggia. In città monta la protesta: c’è chi chiede strutture più basse, meno invasive, più attraenti, meno brutte. E c’è chi rilancia con una proposta di buonsenso: perché non coinvolgere i commercianti del lungomare? Bar, lidi, attività che già esistono potrebbero garantire docce, bagni e assistenza ai bagnanti. Si creerebbe economia circolare, si eviterebbero mostri inutili, e il mare tornerebbe ad essere di tutti, anche solo con lo sguardo. Castellammare ha finalmente l’occasione di diventare una vera destinazione balneare. I turisti ci sono, il mare è pulito, la voglia di riscatto anche. Ma se il prezzo da pagare è tappezzare la costa con strutture che tolgono il respiro, allora è un’occasione sprecata.Lo sviluppo turistico non può essere un atto di forza contro il paesaggio. Non può trasformare il lungomare più bello del golfo in un corridoio cieco. Gli stabiesi stanno discutendo, e fanno bene. Perché una città che nasconde il proprio mare dietro pareti di legno ha già perso, anche con le spiagge piene di bagnati.La domanda è semplice: vogliamo vendere Castellammare, o vogliamo svenderla?

Condividi l'articolo

Commento all'articolo

Potresti esserti perso