La vicenda del mancato sostegno al sindaco di Castellammare, Luigi Vicinanza, nel momento dell’arrivo della commissione d’accesso, sta agitando le stanze del Partito Democratico napoletano.
A non gradire la posizione del sindaco sarebbe l’europarlamentare Sandro Ruotolo, e a seguire il segretario regionale del partito Piero De Luca, oltre a diversi consiglieri regionali eletti e alcuni assessori della giunta Fico.
Le divisioni napoletane
Il primo ad esporsi pubblicamente, qualche settimana fa, sarebbe stato il consigliere regionale Giorgio Zinno. Secondo quanto scrive Metropolis, la sua posizione sarebbe sostenuta da diversi esponenti del partito vicini all’europarlamentare Lello Topo e al vice-governatore della Campania, Mario Casillo.
Sempre secondo Metropolis la vicenda stabiese non avrebbe lasciato insensibile nemmeno il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e l’area del Pd più vicina a Stefano Bonaccini.
La Commissione Antimafia
Il sindaco Vicinanza da settimane lancia bordate contro una parte del Partito Democratico. Una posizione che ha attirato anche l’attenzione di Fratelli d’Italia, con il segretario della Commissione Parlamentare Antimafia, Sergio Rastrelli.
In quella sede si è discusso delle inchieste che hanno lambito il consiglio comunale di Castellammare, con sospetti sull’interesse della criminalità organizzata per alcuni candidati, e di come il primo cittadino abbia chiesto e ottenuto le dimissioni di due consiglieri. Lo stesso Rastrelli ha evidenziato come il Pd avrebbe abbandonato il sindaco Luigi Vicinanza.
Una faida infinita
Alle spalle ci sarebbe una guerra intestina ai dem stabiesi che va avanti da alcuni lustri, Vicinanza non è il primo sindaco a pagarne le conseguenze.
Nel 2015 l’amministrazione di centrosinistra di Nicola Cuomo cadde dopo che i consiglieri vicini a Francesco Iovino e Nicola Corrado staccarono la spina. Nel 2018 toccò ad Antonio Pannullo, indebolito dalla segreteria cittadina del Pd guidata da Corrado, in cui era confluita anche Andrea Di Martino.
Pochi mesi dopo arrivò anche la sconfitta elettorale: Andrea Di Martino, arrivato al ballottaggio contro il centrodestra di Gaetano Cimmino, dovette rinunciare al sostegno pieno del Pd, che scelse un altro candidato
Se in quei casi a dividere i dem furono questioni politiche locali, oggi l’accusa che arriva dalla sinistra del Pd è quella di un condizionamento della camorra alle ultime amministrative. Un voto al quale il partito arrivò già profondamente spaccato, tanto da imporre il commissariamento del circolo locale poche settimane prima delle liste.
Un partito reduce da oltre dieci anni di guerre intestine, che hanno pesato molto sull’ingovernabilità della città.
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