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Castellammare, elezioni comunali 2004 vinte da Vicinanza, stesso copione di Salerno: i 100, la guerra fratricida e il silenzio.

Dal 2006 a Salerno al 2024 a Castellammare: lo stesso schema, lo stesso copione. Il movimento civico dei 100 che incorona Luigi Vicinanza, sconfigge Roberto Elefante e poi scompare. Anche quando la città viene sciolta per camorra

La storia si ripete, a volte come farsa, a volte come copione già letto. Per capire cosa è successo a Castellammare negli ultimi due anni bisogna tornare indietro di quasi vent’anni, a Salerno.

Nel 2006, al quotidiano “La Città”, diretto dal giornalista stabiese Luigi Vicinanza tra l’aprile 2004 e il novembre 2006, andava in scena quella che fu definita la madre di tutte le guerre fratricide del centrosinistra. Le amministrative dell’11 giugno videro contrapposti al ballottaggio Vincenzo De Luca e Alfonso Andria: il primo parlamentare DS già sindaco, il secondo ex presidente della Provincia sostenuto direttamente da Antonio Bassolino, all’epoca governatore della Campania. Era De Luca contro l’apparato di Bassolino.

A fare da coro, e da ago della bilancia, furono i famosi “100 intellettuali” salernitani: un cartello di professionisti, accademici e notabili della società civile dalle posizioni “ondivaghe”, che con appelli e prese di posizione divisero il dibattito pubblico e pesarono sugli equilibri del ballottaggio.

Ebbene, lo stesso schema è stato riproposto, identico, a Castellammare di Stabia in vista delle elezioni del 2024.

Qui i “100 per la Città” hanno cambiato nome ma non funzione. I “cento per Stabia”, un cartello civico, trasversale solo in apparenza, è stato costruito attorno alla candidatura di Luigi Vicinanza. Un’operazione che ha avuto un obiettivo chiarissimo: battere sul campo tutti gli altri candidati del centrosinistra, a partire dal più competitivo, Roberto Elefante, e presentarsi come l’unica alternativa “civica e pulita” possibile.

L’operazione è riuscita. Vicinanza è stato eletto sindaco il 10 giugno 2024 a capo di un’ampia coalizione di centrosinistra.

Poi, però, il cartello si è dileguato.

Di quei 100 firmatari, di quei professionisti mobilitati per “salvare la città”, non si è più avuta traccia. Non una parola durante i mesi difficili dell’amministrazione, non un documento, non una presa di posizione pubblica.

Il silenzio è diventato assordante quando la città è precipitata nella sua crisi più grave. Per la seconda volta consecutiva Castellammare di Stabia è tornata sotto la guida di una commissione straordinaria dopo che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ponendo fine all’esperienza guidata dal sindaco Luigi Vicinanza. Un provvedimento che ha chiuso il mandato dal 10 giugno 2024 al 14 luglio 2026, quando il Comune è stato sciolto per infiltrazione camorristica.

In quel momento, quando la città avrebbe avuto bisogno di una società civile vigile e rumorosa, i 100 sono scomparsi. Nessun appello per la legalità, nessuna assunzione di responsabilità, nessun mea culpa. Il più totale mutismo, proprio mentre l’ex sindaco rivendicava di andare via “a testa alta” e parlava di una città “vittima di una lotta interna al Pd”.

Perché di questo si è trattato, ancora una volta: di una lotta fratricida. Come a Salerno fu De Luca contro Bassolino, a Castellammare è stata la guerra dell’area che fa capo a Sandro Ruotolo – giornalista, europarlamentare e consigliere comunale dimissionario indicato tra i principali protagonisti della vicenda che ha portato al commissariamento dell’amministrazione Vicinanza – contro il resto del PD.

Il movimento dei 100, in questa lettura, non è mai stato un soggetto civico autonomo. È stato uno strumento fine a se stesso, un’arma tattica usata per vincere una sorta di primarie di fatto e le elezioni, per legittimare una candidatura contro un’altra all’interno dello stesso campo.

Utilizzato, consumato e poi archiviato. Esattamente come a Salerno nel 2006. Con l’unica, drammatica differenza che a Castellammare il prezzo finale non è stata solo una corrente di partito sconfitta, ma un Comune sciolto per la seconda volta per camorra.

foto “Il Roma”

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