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Monti Lattari, l’incubo che ritorna ma Pimonte risponde: “noi non siamo la camorra”.

Non è solo una questione di camorra. E non è solo una faida. Quello che sta accadendo sui Monti Lattari è qualcosa di più profondo, che interroga un’intera comunità che per anni aveva sperato di essersi lasciata alle spalle la stagione più buia.

Al centro delle indagini ci sono i due omicidi che hanno scosso il comprensorio nelle ultime settimane: quelli di Francesco Di Martino e Raffaele Afeltra. Due delitti che, secondo chi indaga, potrebbero avere la stessa regia.

L’ipotesi su cui lavorano gli investigatori è chiara e inquietante: all’interno dello storico cartello Afeltra – Di Martino si sarebbe aperta una frattura. Un ramo più giovane e spregiudicato del gruppo avrebbe deciso di fare il salto di qualità, prendendo il controllo totale degli affari criminali della zona – su tutti, il lucroso business delle coltivazioni di marijuana – passando per quello che in gergo criminale è una vera e propria epurazione interna: l’eliminazione del boss della vecchia guardia, ritenuto fino a ieri intoccabile.

Una dinamica feroce, sfacciata, consumata in pieno giorno, che ha riportato l’orologio indietro nel tempo e ha risvegliato il fantasma di una camorra capace di uccidere a proprio piacimento.

Ma è proprio qui che la narrazione rischia di diventare un errore. Ridurre tutto a “paese dei Lattari uguale camorra” è ingiusto e fuorviante.

A Pimonte la camorra è, per fortuna, una piccola minoranza. La stragrande maggioranza dei cittadini è fatta di persone perbene, di lavoratori, di giovani che non vogliono più essere ostaggio di un’etichetta.

E lo Stato lo sa. Da qui la scelta di non tentennare: presenza concreta sul territorio, più controlli, più attenzione. Non solo repressione, ma il segnale che le istituzioni ci sono e non arretrano.

La faida senza fine dei Lattari, tra affari di droga e lotte interne per il potere, è quindi solo una parte della storia. L’altra parte, quella più importante, è quella di un paese che non ci sta a rivivere un incubo da cui credeva di essersi svegliato per sempre.

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