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Castellammare, lo scioglimento per camorra del consiglio comunale somiglia sempre di più ad una vera e propria resa dei conti.

Non è più solo una battaglia legale contro il decreto del Viminale. Quella contro lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni è diventata una resa dei conti tutta interna al centrosinistra, con al centro due nomi pesanti: l’ex sindaco Gigi Vicinanza e il deputato Pd e commissario cittadino del partito, Arturo Scotto.

A far deflagrare lo scontro, la conferenza stampa di sabato scorso. Vicinanza ha annunciato il ricorso al Tar contro la relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’unico atto – dice – su cui ha potuto costruire la sua difesa. Un ricorso che, nelle sue intenzioni, deve smontare punto per punto le accuse che hanno portato al commissariamento della città.

La replica di Scotto non si è fatta attendere. Secondo quanto riferito dallo stesso ex sindaco, il parlamentare dem avrebbe liquidato la vicenda sostenendo che lo scioglimento si basa su “fatti concreti”, che lo stesso Vicinanza avrebbe ammesso “tra le righe”.

Un passaggio che Vicinanza respinge al mittente, con toni durissimi:
“Un falso pronunciato da un parlamentare Dem che pure ha una storia politica rispettabile. ‘Tra le righe’ non ammetto nulla. Perché non c’è nulla da ammettere”.
E rilancia: la registrazione integrale della conferenza è pubblica, sui suoi canali Facebook e Instagram. “Mi auguro che Scotto abbia avuto la pazienza di ascoltare ciò che ho detto e di non essersi limitato al chiacchiericcio di terza mano”.

Il confronto che non c’è mai stato

Ma la frizione va oltre il merito dello scioglimento. Vicinanza ricorda un’intervista rilasciata da Scotto al Mattino tre mesi fa, in cui il commissario Pd si diceva disponibile a un confronto diretto.

” sto ancora pazientemente aspettando dove, come, quando”, ironizza l’ex primo cittadino, dettando però una condizione: che sia “una discussione seria e soprattutto vi sia coerenza tra ciò su cui si è d’accordo e ciò che si dichiara in pubblico”.

L’accusa: “Un delitto politico”

Il capitolo più delicato è quello finale, dove Vicinanza allarga il tiro all’intero Partito democratico. A suo sostegno chiama in causa le recenti prese di posizione della senatrice dem Valeria Valente, membro della Commissione Antimafia, che ha chiesto una revisione profonda della legge sugli scioglimenti per mafia. Una linea, ricorda Vicinanza, condivisa anche da due figure di vertice del Pd campano come Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale, e Francesco Morra, presidente regionale dell’Anci.

Per l’ex sindaco, queste aperture dimostrano che la stessa legge, dopo i casi eclatanti di Castellammare e Torre Annunziata, è ormai considerata “inefficace e, in questo caso, ingiusta” anche dentro il Pd.

Da qui l’affondo conclusivo, che coinvolge direttamente anche l’europarlamentare Sandro Ruotolo:
“Insomma, a Castellammare e anche lontano da Castellammare, appare chiaro chi è il mandante di un ‘delitto politico’ che non fa onore al Pd”.
Su due binari paralleli, quindi, si giocherà il futuro della vicenda. Da un lato il Tar Campania, chiamato a decidere se lo scioglimento era legittimo. Dall’altro il terreno politico, dove la ferita tra Vicinanza e il Pd di Scotto sembra ormai difficilmente ricucibile e trasforma Castellammare nel nuovo epicentro della crisi del centrosinistra campano.

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