Il maltempo dell’altro ieri ha messo in ginocchio Acqua della Madonna, via Bonito e la Panoramica. La zona più colpita è Pozzano, da sempre a rischio frane. Solo il caso ha evitato conseguenze drammatiche
Poteva essere una strage. Solo una mera casualità, una questione di orario, ha evitato che la colata di fango e detriti che si è abbattuta sulla città l’altro ieri si trasformasse in tragedia.
Il violento nubifragio che ha colpito la città ha trascinato a valle una massa enorme di fango, pietre e detriti, invadendo vaste aree urbane e paralizzando la viabilità. Le zone più colpite sono state Acqua della Madonna, via Bonito e la strada Panoramica, ma è a Pozzano che si è vissuto il momento di maggiore paura.
Proprio a Pozzano, infatti, la colata ha invaso la carreggiata in tutta la sua violenza. A fare la differenza è stato l’orario: era mattina presto e i locali della zona – ristoranti, lidi e B&B che affollano uno dei tratti di costa più frequentati della città – erano ancora tutti chiusi. La strada, deserta in quel momento, ha evitato il peggio.
Basta poco per capire cosa sarebbe potuto accadere in un orario diverso. Pozzano è da anni riconosciuta come una delle aree a più alto rischio idrogeologico di Castellammare. Una strada interdetta più volte per pericolo frane, eppure quotidianamente percorsa da centinaia di persone, turisti e residenti. Una zona nevralgica per l’economia turistica cittadina, con strutture ricettive sempre piene, soprattutto nelle ore serali.
“Se la stessa bomba d’acqua si fosse abbattuta alle otto di sera ora staremmo contando le vittime”, commenta un residente. Ed è una paura condivisa da tutta la comunità.
Ora i riflettori sono puntati sulle istituzioni. Il Comune di Castellammare e la Provincia di Napoli, titolare della strada via Acton che porta a Pozzano, sono chiamati a dare risposte immediate e concrete. Non bastano più le interdizioni temporanee e la pulizia straordinaria dopo ogni evento atmosferico.
Serve un piano serio di messa in sicurezza del costone, un sistema di regimentazione delle acque e un monitoraggio costante. Perché il maltempo, in autunno, è destinato a tornare. E se non verranno presi provvedimenti strutturali e definitivi, il prossimo acquazzone potrebbe davvero trasformarsi da sfiorata tragedia a catastrofe annunciata.
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