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Caso Sonrisa, i dipendenti le vittime innocenti di una giustizia a scoppio ritardato

Settantacinque dipendenti diretti, un indotto di oltre 300 persone. Sono loro, gli ex lavoratori della Sonrisa, le vere vittime di una vicenda giudiziaria che travolge chi con gli abusi edilizi non ha mai avuto nulla a che fare.

“Colpire duro, certo. Ma i veri colpevoli sono altri”, è il grido che si leva da chi oggi si ritrova senza lavoro. Non chi ha costruito, ma chi ha lavorato. Non chi ha autorizzato, ma chi ha servito ai tavoli, pulito le camere, accolto i clienti.

“Tutti pensavano fosse tutto lecito”
Per anni la struttura della Sonrisa è stata sotto i riflettori: trasmissioni televisive condotte da Daniele Piombi, perfino una serie tv girata tra quelle mura. “Ce lo hanno lasciato credere”, ripetono oggi i dipendenti. Un silenzio istituzionale che ha trasformato l’illecito in normalità. Poi, dopo decenni, arriva la RESA – l’ordine di demolizione – e la pena ricade su chi non ha commesso alcun abuso.

È la stessa sorte che tocca a chi eredita una casa condonata: anni di tranquillità, tasse pagate, mutui accesi. Poi la lentezza delle Istituzioni si risveglia e dal passato spunta un provvedimento che decreta l’abbattimento. A pagare è sempre l’incolpevole.

Il caso Lacco Ameno: una strada diversa
Fa da contraltare la scelta del neo eletto sindaco di Lacco Ameno, Domenico De Siano. Il Comune ha deliberato di acquisire al patrimonio pubblico gli immobili colpiti da RESA per rispondere al “fabbisogno abitativo di necessità”. Una mossa che evita consumo di suolo e la creazione di nuovi senzatetto.

“Bisogna lavorare in questa direzione”, sostengono comitati e associazioni. “Rendere pubblici i registri delle RESA per tutelare gli acquirenti in buona fede”. Oggi la legge affida all’onestà del venditore la dichiarazione di assenza di vincoli. Ma i casi di Pozzuoli, Monteruscello e Casoria dimostrano che non basta: famiglie hanno acquistato case senza sapere che su quegli immobili pendeva già un ordine di demolizione. Eppure, l’art. 47 della Costituzione sancisce che la casa è un diritto.

Il nodo della Legge 724/94 e l’interpretazione che cambia le regole
Nel 1994, con il compianto senatore Emiddio Novi, fu stilata la Legge 724 sul condono edilizio. L’obiettivo: sanare immobili tipo di pianura fino a 250 mq, pertinenze incluse, per consentire a un genitore di trasferire almeno due unità ai figli. Il testo parlava chiaro: “per ogni singola domanda presentata”.

Oggi una sentenza ha stravolto quel principio, stabilendo che i 750 metri cubi vadano calcolati “nel complesso della costruzione”. Un’interpretazione retroattiva che trasforma migliaia di posizioni da sanate ad abusive. “È un’ingiusta interpretazione”, denunciano i tecnici. “Così si punisce chi ha agito seguendo la legge vigente al momento della domanda”.

“Siamo tutti lavoratori della Sonrisa”
La vicenda Sonrisa è diventata simbolo. “Siamo tutti noi i lavoratori della Sonrisa”, dicono i comitati. “Cittadini che pagano le tasse e si ritrovano ingiustamente perseguitati”. Il paragone è forte: come Alberto Stasi, accettano la pena anche se la ritengono ingiusta, fiduciosi che prima o poi la verità emergerà.

La richiesta è una sola: distinguere tra chi ha commesso l’abuso e chi ne subisce solo le conseguenze. Tra chi non ha visto, o ha lasciato intendere che tutto fosse lecito, e chi ha semplicemente lavorato.

“Non possono pagare sempre gli innocenti”, concludono. “Soprattutto quando l’inibizione della sanatoria arriva da una sentenza e non da una legge”.

La speranza resta affidata ad un miracolo che eviti il fallimento della giustizia. Intanto, agli ex lavoratori della Sonrisa va il pieno sostegno di tutti. Un po’ meno a chi, invece per anni ha taciuto.

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