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Castellammare, scatti per “fotografi rosiconi”: la parente del sindaco attacca chi documenta la città

È polemica sul viale Manfredi Talamo, ribattezzato dai cittadini “i cento passi”. Una parente stretta del sindaco in carica ha pubblicato sui social alcune foto delle nuove aiuole realizzate dal Comune, accompagnandole con la didascalia: “per i fotografi rosiconi”.

Il post, apparso in queste ore, ha acceso il dibattito in città. Il riferimento è chiaro: chi per mestiere o passione documenta lo stato del territorio stabiese viene etichettato come “rosicone”, ovvero invidioso, astioso.

Il lavoro di chi fotografa
A Castellammare sono diversi i cittadini, fotoreporter locali e semplici appassionati che da anni raccontano con immagini la trasformazione — o il degrado — degli spazi pubblici. Un lavoro legittimo, spesso scomodo, che rientra nel diritto di cronaca e nel controllo democratico dell’operato amministrativo. Definirli “rosiconi” significa delegittimare una funzione che, in una democrazia, è garanzia di trasparenza.

Non solo aiuole: un clima di insofferenza verso le critiche
Quello della parente del sindaco non sembra un episodio isolato. Online, la stessa figura interviene con frequenza per “bacchettare” chiunque esprima giudizi critici sull’amministrazione comunale. Commenti, post e repliche che disegnano un quadro di scarsa tolleranza al dissenso.

Il punto non sono le aiuole del viale Talamo — opera che può piacere o meno — ma il metodo. In una comunità democratica, l’amministrazione e chi le è vicino dovrebbero accettare che esistano punti di vista diversi. Rispondere alle critiche con l’ironia o con l’attacco personale rischia di alimentare un clima ostile verso chi esercita il diritto di osservare, documentare e, se necessario, contestare.

La questione istituzionale
Che a usare toni derisori sia un familiare diretto del primo cittadino aggiunge un ulteriore livello di delicatezza. Pur non ricoprendo ruoli istituzionali, la vicinanza parentale proietta quelle parole in una zona grigia: sono opinioni private o riflettono un sentire diffuso dentro Palazzo Farnese?

Da Palazzo, al momento, nessuna presa di distanza ufficiale. Intanto, tra i fotografi locali, il termine “rosiconi” è già diventato un hashtag di rivendicazione.

La democrazia, del resto, vive anche di scatti scomodi. E di amministrazioni capaci di accettarli.

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