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Castellammare, dopo lo scioglimento è stallo politico totale, centro sinistra a pezzi e centro destra incapace di trovare una guida credibile.

Se Atene piange, Sparta non ride: prove tecniche di unità fallite, il cantiere dell’alternativa non decolla

Se Atene piange, Sparta non ride. Potrebbe riassumersi così la fotografia politica di Castellammare di Stabia all’indomani dello scioglimento del Consiglio comunale.

Da un lato un Partito Democratico uscito con le ossa rotte dall’ultima esperienza amministrativa, logorato da divisioni interne e da un consenso eroso. Dall’altro un centrodestra che, nonostante il vuoto lasciato dagli avversari, non riesce ad approfittare della situazione. Anzi, appare divorato dalla frammentazione e da visioni politiche sempre più distanti e non riesce a trovare una guida credibile.

Il vertice a metà

Da settimane il centrodestra stabiese prova a ritrovarsi intorno a un tavolo. Un’impresa ardua da queste parti, a maggior ragione se si guarda al centrosinistra, dove la diaspora è ormai conclamata.

In settimana è stata convocata l’ennesima riunione per tentare di cucire un’alleanza in vista del post-scioglimento. Un vertice dal quale, questa volta, sono stati esclusi i vannacciani, segnale di una precisa volontà di delimitare il perimetro della coalizione.

Ma l’atteggiamento di Forza Italia non è cambiato. Il segretario cittadino, Nello Di Nardo, non ha partecipato all’incontro. Al tavolo erano presenti Noi Moderati, promotore della riunione, Fratelli d’Italia e la Lega. Assenti, o meglio avvolte nel mistero, le liste civiche che gravitano nell’orbita del centrodestra, il cui posizionamento resta ancora tutto da decifrare.

Un’assenza, quella azzurra, che pesa. E che conferma quanto la strada dell’unità sia ancora lunga e tutta in salita.

Cantiere aperto, ma senza architetto

Per creare una vera alternativa credibile per la città dopo lo scioglimento, servirà molto di più di qualche vertice interlocutorio.

La prossima riunione, secondo quanto trapela, potrebbe essere ulteriormente allargata. Nel perimetro della coalizione potrebbe affacciarsi anche la componente socialista che si rifà all’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, che a Castellammare ha come riferimento l’ex consigliere Massimo Bonifacio, oltre a diverse formazioni civiche stabiesi.

Un allargamento che, se da un lato testimonia la volontà di non lasciare fuori nessuno, dall’altro rischia di rendere ancora più difficile la sintesi politica.

Al momento, insomma, a Castellammare manca tutto: manca una coalizione, manca un leader, manca un progetto. E mentre la città resta commissariata e in attesa di tornare al voto, la politica stabiese sembra condannata a guardarsi allo specchio, incapace di offrire ai cittadini quell’alternativa che tanto dichiara di voler costruire.

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