Caricamento in corso
Castellammare, quando il trasporto pubblico Eav abdica e lascia spazio al trasporto abusivo

A Castellammare il trasporto pubblico è diventato un atto di fede. Alle 14:20 di oggi, la corsa EAV diretta verso Annunziatella è semplicemente svanita. Nessun avviso alle fermate, nessuna comunicazione sui canali ufficiali. Solo persone in attesa, sotto il sole, a chiedersi se il bus arriverà o se sia il caso di arrendersi.

Il vuoto lasciato da EAV lo riempie chi non dovrebbe

Quando il servizio pubblico scompare, il mercato nero prende posto. Nel giro di pochi minuti dalla mancata corsa, in Piazza Spartaco sono comparse le solite utilitarie private. La dinamica è nota: finestrino abbassato, “dove devi andare?”, tariffa pattuita al volo. Non è un episodio. È prassi. Un sistema parallelo che prospera ogni volta che un autobus salta la sua corsa.

Il paradosso è evidente: chi paga l’abbonamento EAV finisce per pagare due volte, sborsando ulteriori euro a trasportatori privi di licenza, assicurazione e garanzie. La sicurezza diventa un optional, la legalità una suggestione.

Non solo ritardi: il capolinea è a discrezione dell’autista

Il problema non si esaurisce con le corse soppresse. Diverse segnalazioni raccontano di mezzi che interrompono il servizio prima perché “il turno è finito”. Tradotto: il capolinea lo decide l’orologio di servizio, non il percorso stabilito. Per chi vive o lavora in periferia, dove l’auto privata spesso non è un’alternativa percorribile, significa rimanere tagliati fuori.

I nodi che EAV non può e non deve più ignorare

Saltare una corsa può succedere. Lasciare i passeggeri senza una sola riga di avviso, no. L’assenza di informazioni trasforma un disservizio in una presa in giro.
Via Schito e Annunziatella non sono tratte secondarie per chi ci abita. Se il bus è l’unico collegamento reale con il centro, la sua regolarità non è un di più, è servizio essenziale.
Ogni corsa soppressa è un assist ai taxi abusivi. Non contrastare il fenomeno con un servizio efficiente equivale ad alimentarlo indirettamente.

I pendolari non chiedono miracoli. Chiedono che l’autobus passi quando deve passare, che se non passa qualcuno lo dica, e che il tragitto finisca dove deve finire. Pretendere il rispetto dell’orario e del percorso non è una protesta: è la base minima di un contratto di servizio pubblico.

Fino a quando EAV non garantirà questo, Piazza Spartaco continuerà ad essere il terminal non ufficiale di chi ha capito prima di altri che sul fallimento del trasporto pubblico si può costruire un business privato.

Condividi l'articolo

Commento all'articolo