Le “periferie” come chiave per ripensare la teologia. È il tema al centro della lezione tenuta nei giorni scorsi da don Salvatore Abagnale, parroco della Chiesa dello Spirito Santo di Castellammare, presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, su invito del prof. Luis Oviedo.
L’incontro ha offerto agli studenti un’occasione di confronto sul titolo “Periferie come criterio epistemologico della teologia. Dal luogo generativo al principio generativo”. A sottolinearlo è stato lo stesso don Salvatore Abagnale, che ha espresso “profonda gratitudine” al prof. Oviedo per l’invito e per l’accoglienza ricevuta in aula.
Non solo geografia: periferie che interrogano
“Le periferie non sono soltanto spazi geografici o sociali, ma luoghi capaci di interrogare il pensiero teologico”, ha spiegato durante la lezione. Luoghi che provocano la teologia a “lasciarsi generare dalla vita concreta, dalle ferite, dalle attese e dalle domande dell’umano”. Una prospettiva che sposta il baricentro del discorso teologico: “È lì che la teologia può ritrovare la sua carne, il suo respiro, la sua responsabilità storica”.
Castellammare in cattedra
Significativo il richiamo alla realtà locale. Nel contesto accademico dell’Antonianum hanno trovato spazio anche “frammenti della nostra amata Castellammare di Stabia”, ha detto il prelato stabiese, con un riferimento particolare alla parrocchia dello Spirito Santo definita “terra di contraddizioni e speranze, laboratorio umano e spirituale”, con Castellammare che diventa esempio di come “spesso le domande più vere nascono proprio ai margini”.
Un percorso che continua
Per don Abagnale è stato “Motivo di gioia e occasione preziosa di confronto”, descrivendo l’esperienza con gli studenti, ringraziati per l’“ascolto attento”. La lezione si inserisce in “un percorso di ricerca che continua a interrogarmi profondamente” ha poi precisato, a conferma di un lavoro teologico che parte dall’esperienza e torna ad essa.
L’intervento all’Antonianum di don Abagnale, parroco dello Spirito Santo di Castellammare e Vicario dell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare, rilancia così una teologia che non teme i margini, ma li abita. Perché, come emerso dalla riflessione, è dalle periferie che possono nascere i principi generativi capaci di rinnovare il pensiero e la prassi della fede.
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